Edward Lear (1812-1888). Nuovi ‘ritratti’ di paesi e paesaggi di Calabria

Questo saggio deve molto al pregevole lavoro del prof. Raffaele Gaetano che ha reperito e pubblicato con lo straordinario supporto della Comunità Europea, della Regione Calabria e del Comune di Motta San Giovanni (POR Calabria 14-20) e con il generoso e lungimirante assenso dei vertici della Central Library di Liverpool, un numero cospicuo di disegni inediti del viaggiatore inglese Edward Lear, disegni che si aggiungono ai circa 25 finora noti …..

 Raffaele Gaetano, Per la Calabria Selvaggia. 109 disegni inediti di Edward Lear. Dalla Collezione della Central Library di Liverpool, Iiriti Editore, Reggio Calabria 2021.

L’introduzione molto erudita che Raffaele Gaetano propone amplia moltissimo i confini entro cui vanno a collocarsi le magnifiche e inedite 109 vedute calabresi[1].
Lo studioso legge Lear e i suoi paesaggi alla luce della vasta produzione letteraria inglese ottocentesca che si impernia su “pittoresco” e “sublime”, ricercando le radici della poetica di Lear nel ricco “crogiolo” sette-ottocentesco inglese.
Lear conosceva ed apprezzava, naturalmente, le opere dei maggiori pittori di paesaggio: Lorrain, Poussin, Salvator Rosa, Turner, Constable, … Egli è, infatti, tra i più grandi pittori di paesaggio che ricercavano gli aspetti di terribilità primordiale (vertiginosi precipizi, strapiombi, formazioni rocciose denudate, …) nei quali la Natura ha lasciato tracce della sua potenza formativa, per far affiorare le emozioni dell’anima, in specie di poeti, pittori e ricercatori di forti suggestioni.
L’osservazione della Natura, com’è noto, produce immagini molto diverse a seconda delle stagioni, delle ore del giorno (alba, imbrunire, pieno sole, …) e non si può non concordare con chi ha affermato: « … e’ la vista, più che ogni altro senso, che nutre l’immaginazione … » (Joseph Addison).
La sensazione del sublime è provocata ed esaltata dal vuoto, dall’oscurità, dalla solitudine e dal silenzio ma anche dall’essere la Natura dei luoghi prescelti, incontaminata se non addirittura ostile e violenta: si intuisce, per esempio, il logorio delle acque dei torrenti che si è incaricato di scavare le formazioni rocciose, creando nell’arco dei millenni strapiombi, burroni e letti di fiumare accecanti con i loro letti sabbiosi e pietrosi. Ma altri accedenti della Natura sono la causa del formarsi di paesaggi aspri e inquietanti ma anche maestosi e romantici.
È già di per se singolare che Lear, individuata una “regione” e più in particolare un’area della stessa (attraverso letture preventive e cartografia), decida di percorrerla a piedi … e di non accontentarsi di percorrerla semplicemente da nord a sud, lungo la direttrice Napoli-Reggio; ma piuttosto decide di raggiungerla via mare, arrivando a Messina, dunque in prossimità della città più grande della Calabria meridionale, dalla quale iniziare il suo percorso, salvo recarsi, di ritorno a Reggio, a Pentedattilo che aveva “saltato” all’inizio vedendola e ammirandola solo da lontano.

Biografia minima:

1812. Nasce a Highgate Village (North London) in una famiglia molto benestante (middle class) e molto numerosa.

1816. 1819. 1820. La famiglia ha un tracollo finanziario. E. va a vivere con la sorella, maggiore di lui di 21 anni che gli fa da madre; ha una salute molto cagionevole perciò conduce vita appartata. Le sorelle lo indirizzano verso la letteratura romantica e il disegno (ama molto William Turner).

1827. La pittura e il disegno diventano il suo lavoro; nel 1929 compie il suo primo viaggio a piedi in Inghilterra.

1830. Realizza tavole di soggetto ornitologico; fra il 1832 ed il 1837 lavora per lord Smitt-Stanley, nella tenuta nei pressi di Liverpool, realizza 42 tavole di uccelli. Con John Goud pubblica The Birds of Europe (5 voll.). Cominciano i suoi viaggi: Olanda, Germania, Svizzera.

1835. Si reca in Irlanda e matura l’idea di dedicarsi alla pittura di paesaggio.

1837. Poiché la sua salute peggiora, decide di lasciare la fredda e umida Inghilterra e si trasferisce in Italia: fa tappa a Milano, visita il lago di Como, poi Bologna, Firenze, etc.; ma la sua meta è Roma «… il più piacevole fra tutti i luoghi più incantevoli …». Seguono una serie di viaggi verso sud (Lazio, Napoli, Abruzzo, Sicilia, …) e brevi rientri in Inghilterra dove coltiva numerose amicizie altolocate.

1845-1846. Torna in Inghilterra dove pubblica A Book of Nonsense, che lo renderà molto noto nel mondo anglosassone. Impartisce 12 lezioni di disegno alla regina Vittoria.

1847. In estate intraprende un avventuroso viaggio a piedi nella Calabria meridionale, durante il quale compone un diario e realizza numerosi “ritratti” di città (Reggio), paesi (Pentedattilo, Bova, Palizzi, Gerace, Roccella, Stilo, Gioiosa, Bagnara, Scilla, San Giorgio (Morgeto), Palmi  ) e luoghi (Forest of Pietrapennata, Santa Maria di Polsi, Pass of Canalo (sic), : finora se ne conoscevano una ventina pubblicati nei suoi Journals [2] nel 1852. Ma nei primi giorni di settembre lascia in fretta la Calabria a causa dei moti insurrezionali in atto a Reggio e che esploderanno l’anno successivo; a seguire si reca in Campania, in Basilicata e in Puglia.

1848 e ss. Viaggia molto e torna per brevi periodi in Inghilterra per curare le sue pubblicazioni e le relazioni con esponenti della nobiltà che lo aiutano e sostengono nelle sue imprese editoriali.

1870. Si stabilisce a Sanremo dove si fa costruire una casa-studio e poi un’altra (1979)…

1886. John Ruskin, sulla «Pall Mall Gazette» di febbraio lo colloca primo nel suo elenco di artisti preferiti. L’amico e protettore Thomas Baring che gli fa visita a Sanremo riceve in dono 300 disegni, fra i quali i 109 nuovi (per noi, finora) di soggetto calabrese.

1888. 29 gennaio. Muore a 76 anni. Viene sepolto nel cimitero monumentale delle Fosse a Sanremo.

1929. I disegni donati a Baring vengono messi all’asta da Sotheby’s; per altra via verranno acquistati nel 1943 dalla Central Library di Liverpool dove sono ancora conservati.

Part of the Kingdom of Naples. Province of Calabria Ulteriore Prima[3].

Incipit: «Il nome di Calabria in se stesso ha non poco di romantico. Nessun’altra provincia del Regno di Napoli offre tale interesse promettente o ispira tanto prima di avervi messo piede (…) Appena il nome è pronunziato, un nuovo mondo si presenta alla nostra mente; torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti e cappelli a punta (…) costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine …»[4].

 1 – Edward Lear, Reggio Calabria 28 July 1847; matita, penna, inchiostro marrone, acquerelli (cm 25,5 x 46);

« … Nel pomeriggio, avendo preso a nolo una barca per attraversare lo stretto … abbiamo salpato per Reggio (…) E sebbene Reggio apparisse vicina, noi non siamo arrivati che al tramonto, in un’ora in cui il largo viale, davanti alle facciate uniformi delle case costruite lungo la Marina sin dall’ultimo terremoto, era pieno di gente che faceva la passeggiata serale (…) Reggio scintilla sulla riva del mare …»[5] (p. 25-26)

Leggendo nel tempo più e più volte il testo di Lear mi sono chiesta come mai egli non avesse realizzato una “veduta” di Reggio vista dal mare ma si fosse limitato a ritrarre la città dalle colline retrostanti (v. l’incisione scelta per il Journals)[6]; forse – mi dicevo – per delineare l’abitato con sullo sfondo la catena costiera dei Peloritani e soprattutto il profilo dell’Etna che gli suscitava grande ammirazione e curiosità; ma anche per dare l’idea della fitta vegetazione che ‘assediava’ la città … Adesso so che il moto di ammirazione che egli ha manifestato al primo approccio dal mare con la città si è tradotto anche in un bellissimo e delicato disegno. Questo!

« … 28 luglio … C’è una vista molto bella di Reggio dalla parte “Nord della Marina” che guarda l’Etna; lo stretto di Messina appare come un lago chiuso dal gigantesco vulcano alla estremità sud …»[7].


 2. E.L., Motta San Giovanni – 1/5 –  (cm. 30,2 x 47,4) matita, penna, inchiostro marrone, inchiostro grigio acquerellato. Luglio 1847.

«… l’azzurro stretto di Messina era sempre sulla nostra destra, con l’Etna al di là, e a sinistra un muro di colline, con i castelli di San Nocito e San Vito che spuntavano in cima (…) sempre in vista era la città di Motta San Giovanni (…) ma così elevata che richiedeva un duro cammino per raggiungerla[8] (…) Come una vasta opale[9] era l’Etna mentre il sole si alzava e illuminava l’immenso scenario dalla nostra finestra verso Sud! (…) I dintorni di Motta sono bellissimi, e vi sono delle sezioni di paesaggi poussineschi[10] che io volevo indugiarmi a disegnare (…) siamo arrivati ad un elevato tavoliere, da dove tutta la punta dell’Italia è delicatamente visibile; un mare di linee ondulanti di forme varie giù (fino) al Mediterraneo (…) un altro gruppo di rocce, le selvagge rocce di Pentedattilo, che hanno particolarmente attirato la nostra attenzione. Davanti a noi, all’est, c’è l’alta catena di montagne, la cui cima più a sud è Bova …»[11].


3. E.L., Amendolea – 1/1 – (cm. 27,4 x 45,8). Matita, penna, inchiostro, inchiostro marrone acquerellato. 31 luglio 1847

« … Lasciando l’arido letto del fiume Condofuri, siamo saliti alla seconda dorsale e poi siamo scesi in un’altra fiumara che scorre al mare sotto Amendolea, un borgo munito di un castello deserto, a mezza strada verso il cielo, con sotto Bova già (ancora?) lontana (…) avevamo da un pezzo superato il livello del Castello di Amendolea, e guardavamo in giù i suoi vuoti cortili, e ancora la irraggiungibile cima era lontana sopra di noi, e veramente magnifica era la vista guardando dietro dai punti della rocca dove frequentemente ci siamo fermati per riposarci ..»[12].


4. E.L., Bova – 1/8 – (cm. 25,5×36). Matita, penna, inchiostro, inchiostro marrone e verde acquerellati. 1 agosto 1847

«… dopo aver superato i densi boschi di querce che circondano Bova. Con queste visioni ai nostri piedi, l’immensa prospettiva di linee degradanti e di torrenti rifinita dal completo e semplice contorno dell’Etna al di là del mare, era certamente una delle più belle scene che si possono mai trovare nella bella Italia … Dopo l’ultima dura arrampicata, siamo arrivati a Bova quando la sera aveva reso scure ed uguali tutte le cose …»[13].  

5. E.L., Bova – 2/8 – (cm. 31,8×50). Matita, penna, inchiostri di vari colori acquerellati. 2 agosto 1847

« … il nostro ospite era ansioso di mostrarci i migliori posti da cui si ammirava un panorama che attorno a questo nido di aquila è straordinario (…) Appena incamminati per (da?) Bova, prima che i raggi del sole cambiassero l’Etna dal blu alla pallida tinta rosa (…) Le sfumature scure della mattina riempivano la profonda vallata sotto le montagne, il sinuoso sentiero ci portava dal bosco attraverso una deliziosa vallata, fino al piano dove un mulino e un ruscello, con pochi casolari, aggiungevano fascino alla scena selvaggia; e ancora fra il denso fogliame magnifiche apparizioni torreggianti di Bova si vedevano di tanto in tanto (…) Il Palazzo Marzano è fra le più eminenti case di qui, e, semplice e disadorno com’è, resta sul suo scuro picco, guardando al di sopra di molti boschi blu la Sicilia che galleggia al limite dell’orizzonte, con una grandezza imponente e dove esattamente un pittore l’avrebbe messa …»[14].


6. E.L., Palizzi – 1/5 – (cm. 35×48). Matita, penna inchiostro acquerellato grigio e marrone. 3 agosto 1847.

«… siamo giunti in vista di Palizzi, una città molto strana, costruita attorno ad una roccia isolata, dominante una delle tante strette vallate aperte al mare. Venendo, come noi abbiamo fatto, dall’altopiano siamo arrivati al di sopra di Palizzi, il cui castello è visibile solo dal lato nord, così, per arrivare al livello del fiume ed alla parte bassa della città, è necessario discendere una scala perfetta tra case e pergolati aggruppati nel vero stile calabrese fra sporgenze coperte di cactus da una roccia all’altra (…) Nessun posto più selvaggio né più straordinario di Palizzi può attirare l’occhio di un artista (…) Andando fuori per esplorare la parte bassa della città, non ho potuto resistere alla tentazione di fare uno schizzo del suo magnifico aspetto dal basso; l’alta torre quadrata della rocca di Palizzi sembra che riempia tutta la scena, mentre le case sono ammassate fin sul torrente (…) Ma trasferire tutto ciò sulla carta non era facile … »[15].


7. E.L., Pietrapennata – 1/2 –  (cm. 35×49,7). Matita, penna, inchiostro marrone e grigio acquerellati. 3/5 agosto 1847.

«… Il villaggio di Pietrapennata non ha niente di notevole, ma, dall’alto, immediatamente sopra di esso, apparve ai nostri occhi uno dei più stupendi panorami. Che spaccature isolate e straordinarie! Che ultrapendente leccio e quercia! Quale ampiezza e profondità del più denso bosco! Quali tenui e leggiadre linee all’orizzonte, con la distesa azzurra del mare e le lunghe pianure dal lato orientale dell’Italia (…) Oh, boschi rari di Pietrapennata! Io non ricordo di aver visto un posto più bello di quello della “roccia alata” – nominata appropriatamente piumata com’è sin dalla base alla cima. Nessuna delle vostre foreste dense come tappeti, né le monotone distese di verde, o Claudio (Claude Lorraine) e Salvator Rosa, può dare l’idea della successione di questi paesaggi vari e dai pittoreschi effetti, che uno può appena immaginare …»[16]


8. E.L., Locri (la torre) – 1 su 2  – (cm. 17×28). Matita, penna, inchiostro e acquerelli marrone e azzurro. 10 agosto 1847

«… Siamo arrivati a Torre di Gerace, una isolata torre del Medioevo, situata al margine delle coste del mare, nel luogo  dove gli archeologo riconoscono il sito di Locri antica (…) Molto bella è quella grigia torre, situata tutta sola sopra la rocca vicino alle onde blu, con lo sfondo della graziosa collina di Gerace, a molte linee di montagne alte e distanti. Attorno ai piedi della Torre Locrese, e dappertutto intorno alla spiaggia sabbiosa, crescono in abbondanza amarilli bianchi, che riempiono l’aria con il loro delicato profumo … »[17].


9. E.L., Gerace 1 –  1/20 – (cm. 33,4×50,5). Matita, penna, inchiostro, acquerelli

di vario colore. 12 agosto 1847, bellissima a colori …

« … Gerace (…) è una larga città vescovile piena di palazzi bellamente situati, posto su uno stretto margine di roccia; ogni parte sembra che sia stata pericolosamente afflitta da terremoti: spaccature, lesioni, voragini orribili, campanili pendenti e instabili appaiono dappertutto. Verso il nord-ovest, l’appuntita roccia finisce bruscamente in un precipizio, che da tre lati è perfettamente perpendicolare. Qui sono le oscure e sgretolate rovine di un castello Normanno, da cui, attraverso un passaggio irregolare, si può raggiungere la sottostante vallata; ma tutte le altre parti della città sono accessibili solo da due sinuose strade a levante che forniscono un accesso meno ripido …»[18].


10. E.L., Gerace – 2/20 – (17,4×27,4). Matita, penna inchiostro marrone acquerellato. 13 agosto 1847

«… La grande altura su cui questo paese è situato, dal suo isolamento, domina una delle più estese vedute di un carattere spettacolare; verso il mare confina con Roccella al nord, e capo Bruzzano al sud; mentre all’interno la catena delle montagne verso ovest è interessante in maniera sublime…»[19].


11 E.L., Gerace 3/20 – (14,7×27,1). Matita, penna, inchiostro acquerellato marrone e grigio. 21 agosto 1847

« … Infatti, Gerace è di gran lunga il più grandioso e superbo luogo come posizione in generale, e come città, tra quelle che noi abbiamo ancora visto in Calabria (…)  al mattino presto abbiamo girovagato in città (…) meravigliati da tanti panorami che si presentavano da ogni lato; ogni roccia, santuario o palazzo, a Gerace, sembravano sistemati e colorati apposta per gli artisti e l’unione delle linee realizzate dalla natura e dall’arte era semplicemente deliziosa (…) Dopo la siesta abbiamo ancora disegnato. Il tocco bello di Gerace è il suo ammirevole colore; il bianco o delicato bigio delle rocce scoscese, il colore grigio degli edifici  che contrasta magnificamente con il color porpora delle montagne … 12 agosto.  Il giorno è passato disegnando nel terrazzo sotto la città, o nello spiazzo vicino al vecchio castello (…) La cattedrale di Gerace doveva essere molto interessante com’era all’origine; ma, ad eccezione del grande numero di colonne dell’antica Locri, la costruzione normanna è totalmente sparita., tutta la parte alta è stata distrutta dal terremoto del 1783 che ha lasciato metà Gerace in rovine (…) C’è la cripta sotto la cattedrale, che per gli architetti è di estremo interesse, come pure l’altare in mosaico nella parte superiore, e parimenti quelli di San Francesco, un’altra chiesa della città …»[20].


12. E.L., Rocella – 1/5 – (22,6×42,7). Matita, penna, inchiostro, inchiostro marrone acquerellato. 13- 14 agosto 1847

«… Scendendo al fiume Novito, la larga fiumara che scorre dalle montagne a nord di Gerace fino al mare (…) e dopo molti lunghi sentiri, fra uliveti e giardini di fichi, siamo arrivati alla spiaggia. Roccella, con il suo capo roccioso, sempre oggetto di bellezza anche da Gerace, diventa sempre più bella avanzando verso di essa (…) gradualmente il cielo si faceva scuro, e le stelle erano splendenti, mentre ci avvicinavamo ai piedi di sobborghi di Roccella – un tempo fortezza della famiglia Caraffa – ora collezione di case disperse in basso, e nodo di altre sulla doppia rupe fortificata (…) la città e la rocca sono un piccolo mondo di splendore scenico, e, a parte le varie bellezze nell’insieme, i suoi dettagli sono squisiti, palmizi e tutta una vegetazione spontanea inclusa (…) abbiamo lasciato Roccella, certamente una delle più belle scene nella costa sud di Calabria …»[21].


13. E.L., Stilo – 1/7 – (cm. 30,8×49,4)). Matita, penna, inchiostro, e inchiostro marrone acquerellato, acquerello grigio e bianco. 16 agosto 1847

« … La strada da Stignano a Stilo attraversa una selvaggia regione fra catene di montagne, e da qui chiude fuori tutta la vista del mare (…) Subito è visibile nella sua altura la città di Stilo (…) e per quanto fosse il crepuscolo,  … c’era luce abbastanza da intravedere il generale aspetto che prometteva di essere molto pittoresco; situato proprio sotto precipizi perpendicolari, e costruito sopra una specie di terrazze ad anfiteatro, le rocce sporgevano ad ogni estremità con le pittoresche chiese e conventi (…) c’era un’aria che dava la sensazione ordinata e nitida più di ogni altro posto visitato finora in Italia, che ci ha sorpresi, essendo Stilo così remota dalla capitale (…) Tante e così squisite sono le bellezze di Stilo, che la decisione della scelta per disegnare una di esse era difficile, (…) (anche) La gola fra Stilo e Pazzano è superlativamente magnifica (…) Un impiego per la vita forse si può trovare nel grande e strano scenario di montagne attorno alla magnifica Stilo …»[22].


14. E.L., Stilo – 2/7 – (cm. 20,3×29) matita, penna inchiostro marrone acquerellato. 17 agosto 1847 –  (Il monastero di San Giovanni Theresti).


15. E.L., Motta Placanica – 1/ 4 – (29,6x 20,4). Matita, penna inchiostro marrone.

 18 agosto 1847.

« … Lasciando la città (Stilo) alla nostra sinistra, ci siamo precipitati in una profonda vallata fra pendii coperti di uliveti, e, arrampicandoci sopra il lato opposto, siamo subito arrivati a Motta Placanica, una delle vere caratteristiche città calabresi (…)   questo posto non ha profondità, ma è come se fosse solo una superficie, essendo le case costruite una sopra l’altra sugli orli e in crepacci, sulla facciata di una grande roccia sollevata in una cima, il suo più alto pinnacolo adornato da un moderno palazzo (…) Motta Placanica sembra costruita per essere una meraviglia per il passante. Ci siamo soffermati per molto tempo a disegnare questo posto molto singolare (…) fra sinuosi passi sopra le alture dal lato opposto, dove la rocca di Motta Placanica appare come un gigante re dei birilli come si vedono obliquamente contro il cielo …»[23].


16. E.L., Castelvetere (oggi Caulonia) – 1/4 – (cm. 33×21,6). Matita, penna, inchiostro marrone. 18 agosto 1847

«… anche l’occhio si distende al di là del fiume Allaro, che abbiamo attraversato durante la nostra strada da Roccella all’alta collina e ai muri di Castel Vetere (sostituente l’antica Caulonia), una città costruita su una di queste isolate colline, che all’archeologo richiama subito un’antica località (…) siamo saliti stanchi alla città, per quanto meschina in apparenza da sotto, piena di case grandi indicanti ricchezza e prosperità (…) Vi sono molte belle vedute di Castel Vetere, che ha qualcosa di grandioso e classico, da qualunque lato si guardi … »[24].


17. E.L., Canolo – 1/12 – (cm. 32,8×48,6). Matita, penna, inchiostro marrone e grigio acquerellati.  20 agosto 1847

«… Da Agnana l’occhio arriva proprio dentro il cuore del burrone Novito; e in alto sopra di esso all’ovest sotto le stupende rocce scoscese è situata Canolo, un villaggio all’entrata di Passo del Mercante, una strada selvaggia che porta attraverso le montagne al lato occidentale della Calabria (…) La vista di Canolo dal burrone del Novito è estremamente superba, e aumentava la maestosa meraviglia quando noi scendendo al fiume, fra bellissimi boschi, (…) gradualmente siamo giunti in un mondo di rocce austere, un deserto di terrore (…) Il villaggio per se stesso è schiacciato e spinto in un nido di rocce appuntite subito dopo il vasto precipizio che si chiude attorno al Passo del Mercante, e quando da una parte si guarda a questa barriera di pietre, e poi, girando attorno, si osserva il mare distante e le colline ondulate, nessun contrasto può essere più rimarchevole (…) ogni angolo di questo sito possiede un grande interesse, ed è pieno di magnifici studi per noi. (…) Canolo e le sue rocce meritano un lungo viaggio per guardarle …»[25].


18. E.L., Palmi – 1/3 – (cm. 32,6×50,8). Matita, penna, inchiostro acquerellato bianco, grigio e marrone. 26 agosto 1847 

Raggiunto il versante occidentale e attraversati i paesi di Casalnuovo, san Giorgio Polistena, radicena e la distrutta Terranova, Oppido e Gioia facendo un percorso reso particolarmente faticoso dal caldo la comitiva giunge a Palmi « … piazzata a picco nelle sue coste occidentali, proprio lì di fronte alle isole Lipari (…) che qui adornano l’orizzonte (…) Verso levante, alte rocce scoscese sporgono sulla città; verso nord, la interminabile piana di Gioia si estende lontano e, al sud, Scilla e parte di Mongibello occupano la scena, con il mare blu. Stromboli e i satelliti all’ovest. Palmi a prima vista dà l’impressione di una graziosa, pulita e movimentata città; e, veramente ci accorgiamo che siamo arrivati alla fine del fascino e dell’interesse calabrese (…) Una piatta passeggiata cala sotto a picco nel mare blu, un perpendicolare precipizio coperto di cactus …». Oltre il profilo del monte Sant’Elia che incombe sulla città «… si apre una grande distesa di mare, con la sola città di Scilla scintillante ai piedi delle sue alte rocce, mentre la pallida Etna, con la sua cima nevosa, chiude questa prospettiva molto bella …»[26].


19. E.L., Scilla – 1/4 – (cm. 28,2×43,2). Matita, penna, inchiostro marrone, acquerello grigio e bianco. 27 agosto 1847

«… Scilla è una delle più sorprendenti scene di questa costa, le sue bianche case e la massiccia rocca munita da un castello si sporgono come un nobile rilievo contro il blu scuro delle onde marine, mentre le isole Lipari e Stromboli, con il Faro di Messina, formano un bellissimo sfondo (…) Durante la mattina abbiamo preso una barca per andare alle rocce di Scilla, e veramente magnifiche apparivano, elevandosi sopra la bollente corrente di spumosa acqua blu scura …»[27].


20. E.L., Scilla (Chianalea) – 2 su 4 – (cm. 41,6×33,3). Matita, penna inchiostro marrone, acquerello verde. 27 agosto 1847


21.E.L., Pentedatelo – 1/4 – (cm. 48×32,5). Matita, penna inchiostro marrone e acquerell grigio. 2 settembre 1847

 Lear visita Pentedattilo – poiché non lo aveva fatto all’inizio del suo tour – prima della fine del suo viaggio nella provincia di Reggio «… le vedute delle meravigliose rocce scoscese di Pentedatelo divennero sorprendentemente maestose e selvagge, e, mentre il sole tramontava in una gloria purpurea, schiudeva una vera magnifica scena da romanzo: la massa vasta della pinna colata rocca sorgeva sola sopra le vicine colline, formando un paesaggio ch’è “le beau ideal” del terribile, nello scenario calabrese …»[28].


22. E.L., Pentedatelo – 2/4 – (cm. 28,7×46,8)

+ una grande (ultima???)

 « … l’apparenza di Pentedatelo è perfettamente magica e ripaga qualunque sacrificio fatto per raggiungerla. Selvagge sommità di pietra spuntano nell’aria, aride e chiaramente definite in forma (come il nome dice) di una mano gigantesca contro il cielo, e nelle spaccature e crepacci di questa spaventosamente selvaggia piramide, le case sono incuneate dentro, mentre tenebre e terrore covano sopra l’abisso attorno ad esse, la più strana abitazione umana (…) lo stupendo e mirabile precipizio è raggiunto, le abitazioni alla sua superficie ora consistono in poco più che un piccolo villaggio, per quanto i resti del vasto castello ed estese rovine di costruzioni sono i segni della Pentedatelo che ha visto giorni migliori (…) Ho lasciato questo meraviglioso posto con non poca nostalgia …»[29].

Quando Lear torna a Reggio, nella notte fra il due ed il tre settembre vi trova una vera e propria rivolta popolare in atto. Gli ci vuole poco per decidere di lasciare la città, recarsi a Messina e da lì con un vapore tornare a Napoli. Ecco come “chiude” il suo racconto di viaggio: «… Il vapore è arrivato da Malta, Proby ed io saliamo a bordo (…) Subito le scintillanti linee di Reggio cessano di brillare nelle acque violacee, presto oltrepassiamo il Faro; e la rupe di Scilla (…) Lascio le sponde di Calabria con un triste sentimento che non posso descrivere (…) Profonda malinconia ombreggia la memoria di un viaggio così piacevolmente incominciato … ».

Il viaggio di Lear ed il racconto di esso, narrato e illustrato, sono un grande dono che egli – inconsapevolmente? – ha fatto a questo estremo lembo di Calabria sempre molto trascurato. Anche quando rileva arretratezza e mancanze il suo giudizio non è mai troppo severo; egli è più propenso a guardare con occhio benevolo una realtà sociale molto povera, condizioni di arretratezza e povertà e tutti i disagi derivanti da mancanza di strade, di strutture ricettive, etc.; ma quell’isolamento e quella povertà avevano consentito la conservazione integrale degli aspetti naturali primordiali ricercati e che tanto lo hanno affascinato.

Nel prosieguo ci si interrogherà sulla reale (e indubbia) utilità di queste nuove iconografie ogni qualvolta si vorrà riscrivere o precisare la storia di città, paesi e paesaggi e della loro “evoluzione”/trasformazione, in ragione del loro valore di documenti primari[30]. Per adesso godiamo appieno le suggestioni che i disegni  conservati nella Collezione della Central Library di Liverpool, suscitano in noi per la loro intrinseca bellezza.

Altre immagini bellissime ma già note:

E.L., Pentedattilo, olio su tela (cm.143×95), Five Colleges and Historic Deerfield Museum.

E.Lear, Pentedatelo. Central Library Liverpool, ritrovato/segnalato da Jasmine Jagger

E L., Veduta di Reggio e dello Stretto di Messina, olio su tela (cm. 51,4×82,2), 1852, Tate Galery, Londra.


[1] La disamina delle quali oltre che ai Journals con le 15 illustrazioni, ormai molto note, si appoggia a: Edward Lear, Diari di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli, trad. G. Isnardi, …, Editori Riuniti, Roma 1992, e ad una vasta ed articolata bibliografia. I disegni calabresi compresi nei Journals ritraevano: Reggio,Bova, Palizzi, la foresta di Pietrapennata, Santa Maria di Polsi, Gerace, Roccella, Stilo, Gioiosa, Passo di Canolo, San Giorgio, Palmi, Bagnara, Scilla, Pentedattilo. Altri cinque ritraevano luoghi di Campania, Basilicata e Puglia.

[2] Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria, London 1852, e ripubblicati in tempi recenti da De LietoVollaro-Spencer Mils, 1973 (quindici incisioni), da Giuseppe Isnardi, Edward Lear pittore e descrittore dell’Italia, in «Le vie d’Italia», a. LVII, n. 10 (ott. 1951), pp. 1219-1224.  

[3] La carta della Calabria con l’itinerario di Lear ma anche tutti i brani citati di seguito, sono tratti da: Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi, Calabria 1847, Edizioni Parallelo 38, Reggio Calabria 1973; trad. dall’inglese di Ernesta De Lieto Vollaro e Albert Spencer Mills.

[4] Ibidem, p. 25.

[5] Ibidem, pp. 25-26.

[6] E. Lear, Journals of a Landskape Painter in Southern Calabria, London 1852.

[7] Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi, Calabria 1847, …, cit. in nota 3, p. 29.

[8] Ibidem, p. 32.

[9] Ibidem, p. 35. L’opale è un minerale prezioso (biossido di silicio) dal colore cangiante (iridescenza) dovuto alla sua struttura (non cristalli ma vene, noduli, e croste di vario colore). L’opalescenza, ovvero il gioco di colori e luci è dovuto ad effetti di interferenza e diffrazione della luce. Non è un caso che Lear abbia scelto questa pietra per paragonarla agli straordinari effetti di luce che si possono cogliere al sorgere del sole sullo stretto e in prossimità dell’Etna.

[10] Il termine è riferito alla pittura di paesaggio del francese Nicolas Poussin (1594-1665).

[11] Ibidem, p. 32, 35, 36.

[12] Ibidem, pp. 44.

[13] Ibidem, p. 45.

[14] Ibidem, pp. 47-48.

[15] Ibidem, pp. 52-53.

[16] Ibidem, pp. 54 e 59.

[17] Ibidem, pp. 82-83.

[18] Ibidem, pp. 83-84.

[19] Ibidem, pp. 83-84.

[20] Ibidem, pp. 84-85 e 88. In realtà le valutazioni circa lo stato della cattedrale non sono attendibili. A parte la copertura, i muri perimetrali, le absidi e tutta la parte presbiteriale si è potuta recuperare come dimostrano gli studi di Corrado Bozzoni e di altri studiosi.

[21] Ibidem, p. 88.

[22] Ibidem, pp. 97, 98, 99.

[23] Ibidem, p. 102.

[24] Ibidem, pp. 102 e 105.

[25] Ibidem, pp. 113-114.

[26] Ibidem, pp. 132 e 134.

[27] Ibidem p. 136.

[28] Ibidem, pp. 142-143.

[29] Ibidem, pp. 145-146.

[30] Magari partendo da: Ilario Principe, Paesaggi e vedute di Calabria nella raccolta Zerbi, Mapograf Ed., Vibo Valentia 1993.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: